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Dott. Alessandro Galluzzi

ODONTOIATRA – IMPLANTOLOGIA

Laureato nel 2003 in odontoiatria e protesi dentaria presso l’università degli studi di Bari ho seguito nel 2005 e nel 2006 il corso di chirurgia orale e implantologia presso la New Jersey Dental School-USA. Nel 2007 ho seguito a Norimberga, in Germania, presso la IFZI (International Education Center for Dental Implantology) del professor Manfred Lang il corso in implantologia. Ho partecipato e seguito vari congressi nazionali e internazionali in implantoprotesi e rigenerazione ossea ed ho, inoltre, partecipato in Romania nel giugno 2006, giugno 2007 e giugno 2008 alla missione  umanitaria  “Overland  for Smile”  svoltasi

negli orfanotrofi. Nel 2010 seguo il corso specialistico con i Dott. Santarcangelo e Barattolo in endodonzia “Endodontics“, mentre nel 2011 seguo il corso in “Conservativa diretta e indiretta” con il Dottor Dinapoli. Nel 2013 partecipo ai corso in “Protesi fissa” con il Dottor Dinapoli. Ad oggi svolgo la libera professione di odontoiatra presso il mio studio a Modugno con infinita passione per l’implantologia e grande attenzione al restauro diretto e indiretto del dente (intarsi, faccette). Dal 2013 svolgo, infine, con regolarità nel mio studio Smile Design e ringiovanimento del sorriso secondo la scuola del Dottor Galip Gurel.

Esiste il rigetto dell’impianto?

Chiariamo subito che il rigetto degli impianti non esiste. Questo è intuibile se si analizza la definizione di rigetto, termine col quale s’intende una reazione da parte del sistema immunitario nei confronti di un qualcosa riconosciuto come estraneo (non self). Questo può essere un organo, un tessuto come nel caso di un trapianto o un elemento inorganico come ad esempio, nel nostro caso, una vite di titanio. Gli impianti dentali sono realizzati in titanio, un metallo biologicamente inerte, cioè un materiale di cui l’organismo tollera la presenza per l’elevato grado di purezza e decontaminazione della superficie. L’organismo non riconosce questo metallo come estraneo, anzi, “vede” questa struttura come propria (Self) e quindi ci si attacca intimamente. È ciò che fanno le cellule ossee rispetto alla superficie dell’impianto dentale (osteointegrazione). Questo metallo è utilizzato in altre branche chirurgiche della medicina come l’ortopedia, la neurochirurgia e la chirurgia maxillo-facciale. Non è mai stata descritta in letteratura nessuna reazione avversa né di natura allergica né tanto meno di rigetto di protesi in titanio. Quindi il rigetto di un impianto in titanio inteso come reazione del corpo ad un “qualcosa” di estraneo non esiste. Dal rischio di rigetto deve essere distinto il rischio di perimplantite che si verifica quando tra l’impianto dentale e i tessuti circostanti vi sono dei batteri che formano tasche parodontali e logorano i vari tessuti fino a portare alla perdita dell’impianto. Questo problema è generato da due possibili fattori:
– una cattiva igiene orale del paziente con formazione di tartaro, tabagismo, trauma da occlusione;
– una contaminazione precedente all’impianto dovuta a scarso rispetto delle norme igieniche da parte del dentista, ecco perché è bene affidarsi a professionisti seri e qualificati.

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Come sarà il mio nuovo sorriso?

Grazie alla previsualizzazione è possibile sapere prima come risulterà il nuovo sorriso alla fine della riabilitazione. Infatti è possibile “provare” grazie ad un tecnica che si chiama “mock up”quello che sarà il risultato finale “indossando” sui propri denti quello che sarà il nuovo sorriso. Lo stesso potrà rimanere in bocca per un giorno dando la possiblità al paziente di andare a casa e di potersi vedere con calma e di farsi consigliare da familiari e amici. Questa prova permetterà di apportare le opportune modifiche per avere al risultato desiderato senza dover limare o alterare i propri denti evitando spiacevoli sorprese alla consegna delle faccette o delle nuove protesi. È un grossa opportunità per una scelta molto delicata nel cambiamento del proprio sorriso. È impossibile infatti immaginare di far fare questo passo al paziente come un salto nel buio. In questo percorso invece il paziente dovrà essere guidato per arrivare ad un risultato che lo soddisfi pienamente.

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