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Il sorriso, permette all’anima di respirare.

Il sorriso, permette all’anima di respirare.

Cosa è il mock-up?

Secondo un recente sondaggio, più di un quarto delle persone è a disagio nel sorridere a causa dei propri denti e, più della metà, dovendo fare una scelta su cosa modificare di sé, ha indicato il proprio sorriso come il primo aspetto da modificare per migliorare la propria figura estetica. In questo contesto nasce e si inserisce la strategia del Mock-up. Essa consiste nella progettazione del risultato estetico finale per ottenere un lavoro coerente  con  le  necessità  del  paziente.  Questa  tecnica  parte

dallo studio digitale delle esigenze del caso e, dopo aver analizzato tutto il materiale raccolto, si procede con lo sviluppo di una precisa ceratura diagnostica. La prova clinica può essere effettuata utilizzando un Mock-up diretto o un restauro provvisorio, a seconda della complessità del caso. Se dovesse mancare l’approvazione del paziente, le procedure di restauro possono essere modificate secondo necessità, altrimenti si procede con l’esecuzione del lavoro prospettato.

Cosa è il
mock-up?

Secondo un recente sondaggio, più di un quarto delle persone è a disagio nel sorridere a causa dei propri denti e, più della metà, dovendo fare una scelta su cosa modificare di sé, ha indicato il proprio sorriso come il primo aspetto da modificare per migliorare la propria figura estetica. In questo contesto nasce e si inserisce la strategia del Mock-up. Essa consiste nella progettazione del risultato estetico finale per ottenere un lavoro coerente con le necessità del paziente. Questa tecnica partedallo studio digitale delle esigenze del caso e, dopo aver analizzato tutto il materiale raccolto, si procede con lo sviluppo di una precisa ceratura diagnostica. La prova clinica può essere effettuata utilizzando un Mock-up diretto o un restauro provvisorio, a seconda della complessità del caso. Se dovesse mancare l’approvazione del paziente, le procedure di restauro possono essere modificate secondo necessità, altrimenti si procede con l’esecuzione del lavoro prospettato.

Alcuni prima & dopo

Alcuni prima
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DOMANDE & RISPOSTE

1. Come sarà il mio nuovo sorriso?

Grazie alla previsualizzazione è possibile sapere prima come risulterà il nuovo sorriso alla fine della riabilitazione. Infatti è possibile “provare” grazie ad un tecnica che si chiama “mock up”quello che sarà il risultato finale “indossando” sui propri denti quello che sarà il nuovo sorriso. Lo stesso potrà rimanere in bocca per un giorno dando la possiblità al paziente di andare a casa e di potersi vedere con calma e di farsi consigliare da familiari e amici. Questa prova permetterà di apportare le opportune modifiche per avere al risultato desiderato senza dover limare o alterare i propri denti evitando spiacevoli sorprese alla consegna delle faccette o delle nuove protesi. È un grossa opportunità per una scelta molto delicata nel cambiamento del proprio sorriso. È impossibile infatti immaginare di far fare questo passo al paziente come un salto nel buio. In questo percorso invece il paziente dovrà essere guidato per arrivare ad un risultato che lo soddisfi pienamente.

2. Esiste il rigetto dell'impianto?

Chiariamo subito che il rigetto degli impianti non esiste. Questo è intuibile se si analizza la definizione di rigetto, termine col quale s’intende una reazione da parte del sistema immunitario nei confronti di un qualcosa riconosciuto come estraneo (non self). Questo può essere un organo, un tessuto come nel caso di un trapianto o un elemento inorganico come ad esempio, nel nostro caso, una vite di titanio. Gli impianti dentali sono realizzati in titanio, un metallo biologicamente inerte, cioè un materiale di cui l’organismo tollera la presenza per l’elevato grado di purezza e decontaminazione della superficie. L’organismo non riconosce questo metallo come estraneo, anzi, “vede” questa struttura come propria (Self) e quindi ci si attacca intimamente. È ciò che fanno le cellule ossee rispetto alla superficie dell’impianto dentale (osteointegrazione). Questo metallo è utilizzato in altre branche chirurgiche della medicina come l’ortopedia, la neurochirurgia e la chirurgia maxillo-facciale. Non è mai stata descritta in letteratura nessuna reazione avversa né di natura allergica né tanto meno di rigetto di protesi in titanio. Quindi il rigetto di un impianto in titanio inteso come reazione del corpo ad un “qualcosa” di estraneo non esiste. Dal rischio di rigetto deve essere distinto il rischio di perimplantite che si verifica quando tra l’impianto dentale e i tessuti circostanti vi sono dei batteri che formano tasche parodontali e logorano i vari tessuti fino a portare alla perdita dell’impianto. Questo problema è generato da due possibili fattori:
– una cattiva igiene orale del paziente con formazione di tartaro, tabagismo, trauma da occlusione;
– una contaminazione precedente all’impianto dovuta a scarso rispetto delle norme igieniche da parte del dentista, ecco perché è bene affidarsi a professionisti seri e qualificati.

3. La protesi mobile è mobile?

Per protesi mobile si intende una protesi che viene definita per la possibilità che ha il paziente di rimuoverla per le corrette manovre di igiene. Questo però non vuol dire che la stessa debba risultare mobile nel momento in cui il paziente la indossa,mangia,parla o altro. Tale protesi se realizzata con i giusti protocolli risulterà stabile e molto ben tollerata dal paziente il quale la indosserà con facilità sentendosi comodo e libero di svolgere tutte le funzioni alle quali il delicato e complesso organo “BOCCA” è deputato.

4. Le faccette si staccano?

La procedura delle faccette prevede la modifica di forma,dimensione e colore dei denti attraverso delle sfoglie di ceramica che vengono attaccate ai denti in maniera adesiva.Il manufatto in ceramica viene realizzato in laboratorio da un tecnico (artigiano) a mano libera e sulla base delle indicazioni di forma e dimensioni studiate sulle cerature ed attraverso le prove eseguite sui denti del paziente. Il dentista ed il paziente insieme definiscono l’obiettivo comune al quale il tecnico si ispirerà per creare a mano libera il prodotto finale. La procedura clinica si svolge normalmente in due sedute a distanza di 1 massimo 2 settimane l’una dall’altra. Nella prima seduta l’odontoiatra prepara i denti che riceveranno le faccette,irruvidendo ed eliminando i sottosquadri nonchè le eventuali carie,vecchie otturazioni presenti e lucidando lo smalto non resistente. Viene poi presa un’impronta e consegnato un provvisorio appoggiato sui denti preparati. Tale provvisorio è in composito e non è perfetto esteticamente né meccanicamente,la sua resistenza è limitata per cui il paziente dovrà stare attento a non mangiare cibi duri,a non addentare,dovrà inoltre evitare cibi troppo caldi o freddi durante la fase provvisoria.A volte può scurirsi ma presto verrà sostituito dai definitivi. Nel secondo appuntamento le faccette verranno cementate adesivamente ai denti previa pulitura e preparazione della superficie. Le due sedute sono lunghe ma richiedono le normale anestesie locali per essere realizzate. Si ricorda che da una metanalisi della letteratura si evince che le faccette hanno una percentuale di successo che si aggira al 94% di successo a 10 anni e si mantiene molto alta anche a 15 anni,(nb:in medicina ci sono poche terapie che hanno una cosi alta prognosi positiva). Le nuove tecniche adesive permettono una “FUSIONE”tra dente e faccetta.tale contatto non solotanto è molto difficile da rompere ma addirittura rinforza il dente. Il paziente dovrà comunque eseguire un’ottima igiene domiciliare e seguire il protocollo di richiami consigliati dallo studio.Dovrà inoltre portare un nightguard(mascherina notturna)per proteggere in generale tutti i denti,sia quelli intonsi che quelli restaurati prevenendo l’invecchiamento meccanico della bocca(abrasione). Il colore,le dimensioni e le forme che miglioreranno il sorriso si rifanno al progetto studiato ed accettato con il paziente,inizialmente può essere normale doversi adattare tanti in termini visivi che della fonetica e della percezione delle labbra e lingua,nella maggioranza dei casi il cambiamento diventa normalmente accettato dopo poche settimane.

5. Si cerca sempre di salvare un dente?

Nel mio Studio Odontoiatrico si cerca sempre di salvare un dente. Come in qualsiasi branca della Medicina anche nell’Odontoiatria si dovrebbe sempre cercare di curare e di conseguenza di salvare un dente o perlomeno di allungargli la vita senza incorrere in “accanimento terapeutico”. Le nuove conoscenze e soprattutto i nuovi materiali,strumenti e le nuove tecniche ci permettono dei piani di terapia con grandi possibilità di recuperare un dente compromesso. Putroppo in passato le stesse non erano possibili e abbiamo assistito ad estrazioni selvagge che hanno portato anche a mutilazioni verie e proprie di bocche che potevano essere recuperate e riabilitate. Con l’avvento dell ‘Implantologia questo atteggiamento è ancora molto diffuso. Gli impianti infatti anche se sono degli ottimi sostituti dei denti non sono comunque esenti da infezioni o altre problematiche. Essi infatti risultano essere più delicati dei denti sotto certi aspetti. Di conseguenza prima di estrarre un dente per poi sostituirlo con un impianto bisognerebbe fermarsi e riflettere se lo stesso non posso essere curato. I denti e cioè i nostri piccoli pazienti seppur molto malati hanno diritto ad essere curati e ad avere un’altra possibilità nel tentativo di allungargli la vita.

Vuoi fare anche tu una domanda
al dott. Alessandro Galluzzi?

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DOMANDE & RISPOSTE

1. Come sarà il mio nuovo sorriso?

Grazie alla previsualizzazione è possibile sapere prima come risulterà il nuovo sorriso alla fine della riabilitazione. Infatti è possibile “provare” grazie ad un tecnica che si chiama “mock up”quello che sarà il risultato finale “indossando” sui propri denti quello che sarà il nuovo sorriso. Lo stesso potrà rimanere in bocca per un giorno dando la possiblità al paziente di andare a casa e di potersi vedere con calma e di farsi consigliare da familiari e amici. Questa prova permetterà di apportare le opportune modifiche per avere al risultato desiderato senza dover limare o alterare i propri denti evitando spiacevoli sorprese alla consegna delle faccette o delle nuove protesi. È un grossa opportunità per una scelta molto delicata nel cambiamento del proprio sorriso. È impossibile infatti immaginare di far fare questo passo al paziente come un salto nel buio. In questo percorso invece il paziente dovrà essere guidato per arrivare ad un risultato che lo soddisfi pienamente.

2. Esiste il rigetto dell'impianto?

Chiariamo subito che il rigetto degli impianti non esiste. Questo è intuibile se si analizza la definizione di rigetto, termine col quale s’intende una reazione da parte del sistema immunitario nei confronti di un qualcosa riconosciuto come estraneo (non self). Questo può essere un organo, un tessuto come nel caso di un trapianto o un elemento inorganico come ad esempio, nel nostro caso, una vite di titanio. Gli impianti dentali sono realizzati in titanio, un metallo biologicamente inerte, cioè un materiale di cui l’organismo tollera la presenza per l’elevato grado di purezza e decontaminazione della superficie. L’organismo non riconosce questo metallo come estraneo, anzi, “vede” questa struttura come propria (Self) e quindi ci si attacca intimamente. È ciò che fanno le cellule ossee rispetto alla superficie dell’impianto dentale (osteointegrazione). Questo metallo è utilizzato in altre branche chirurgiche della medicina come l’ortopedia, la neurochirurgia e la chirurgia maxillo-facciale. Non è mai stata descritta in letteratura nessuna reazione avversa né di natura allergica né tanto meno di rigetto di protesi in titanio. Quindi il rigetto di un impianto in titanio inteso come reazione del corpo ad un “qualcosa” di estraneo non esiste. Dal rischio di rigetto deve essere distinto il rischio di perimplantite che si verifica quando tra l’impianto dentale e i tessuti circostanti vi sono dei batteri che formano tasche parodontali e logorano i vari tessuti fino a portare alla perdita dell’impianto. Questo problema è generato da due possibili fattori:
– una cattiva igiene orale del paziente con formazione di tartaro, tabagismo, trauma da occlusione;
– una contaminazione precedente all’impianto dovuta a scarso rispetto delle norme igieniche da parte del dentista, ecco perché è bene affidarsi a professionisti seri e qualificati.

3. La protesi mobile è mobile?

Per protesi mobile si intende una protesi che viene definita per la possibilità che ha il paziente di rimuoverla per le corrette manovre di igiene. Questo però non vuol dire che la stessa debba risultare mobile nel momento in cui il paziente la indossa,mangia,parla o altro. Tale protesi se realizzata con i giusti protocolli risulterà stabile e molto ben tollerata dal paziente il quale la indosserà con facilità sentendosi comodo e libero di svolgere tutte le funzioni alle quali il delicato e complesso organo “BOCCA” è deputato.

4. Le faccette si staccano?

La procedura delle faccette prevede la modifica di forma,dimensione e colore dei denti attraverso delle sfoglie di ceramica che vengono attaccate ai denti in maniera adesiva.Il manufatto in ceramica viene realizzato in laboratorio da un tecnico (artigiano) a mano libera e sulla base delle indicazioni di forma e dimensioni studiate sulle cerature ed attraverso le prove eseguite sui denti del paziente. Il dentista ed il paziente insieme definiscono l’obiettivo comune al quale il tecnico si ispirerà per creare a mano libera il prodotto finale. La procedura clinica si svolge normalmente in due sedute a distanza di 1 massimo 2 settimane l’una dall’altra. Nella prima seduta l’odontoiatra prepara i denti che riceveranno le faccette,irruvidendo ed eliminando i sottosquadri nonchè le eventuali carie,vecchie otturazioni presenti e lucidando lo smalto non resistente. Viene poi presa un’impronta e consegnato un provvisorio appoggiato sui denti preparati. Tale provvisorio è in composito e non è perfetto esteticamente né meccanicamente,la sua resistenza è limitata per cui il paziente dovrà stare attento a non mangiare cibi duri,a non addentare,dovrà inoltre evitare cibi troppo caldi o freddi durante la fase provvisoria.A volte può scurirsi ma presto verrà sostituito dai definitivi. Nel secondo appuntamento le faccette verranno cementate adesivamente ai denti previa pulitura e preparazione della superficie. Le due sedute sono lunghe ma richiedono le normale anestesie locali per essere realizzate. Si ricorda che da una metanalisi della letteratura si evince che le faccette hanno una percentuale di successo che si aggira al 94% di successo a 10 anni e si mantiene molto alta anche a 15 anni,(nb:in medicina ci sono poche terapie che hanno una cosi alta prognosi positiva). Le nuove tecniche adesive permettono una “FUSIONE”tra dente e faccetta.tale contatto non solotanto è molto difficile da rompere ma addirittura rinforza il dente. Il paziente dovrà comunque eseguire un’ottima igiene domiciliare e seguire il protocollo di richiami consigliati dallo studio.Dovrà inoltre portare un nightguard(mascherina notturna)per proteggere in generale tutti i denti,sia quelli intonsi che quelli restaurati prevenendo l’invecchiamento meccanico della bocca(abrasione). Il colore,le dimensioni e le forme che miglioreranno il sorriso si rifanno al progetto studiato ed accettato con il paziente,inizialmente può essere normale doversi adattare tanti in termini visivi che della fonetica e della percezione delle labbra e lingua,nella maggioranza dei casi il cambiamento diventa normalmente accettato dopo poche settimane.

5. Si cerca sempre di salvare un dente?

Nel mio Studio Odontoiatrico si cerca sempre di salvare un dente. Come in qualsiasi branca della Medicina anche nell’Odontoiatria si dovrebbe sempre cercare di curare e di conseguenza di salvare un dente o perlomeno di allungargli la vita senza incorrere in “accanimento terapeutico”. Le nuove conoscenze e soprattutto i nuovi materiali,strumenti e le nuove tecniche ci permettono dei piani di terapia con grandi possibilità di recuperare un dente compromesso. Putroppo in passato le stesse non erano possibili e abbiamo assistito ad estrazioni selvagge che hanno portato anche a mutilazioni verie e proprie di bocche che potevano essere recuperate e riabilitate. Con l’avvento dell ‘Implantologia questo atteggiamento è ancora molto diffuso. Gli impianti infatti anche se sono degli ottimi sostituti dei denti non sono comunque esenti da infezioni o altre problematiche. Essi infatti risultano essere più delicati dei denti sotto certi aspetti. Di conseguenza prima di estrarre un dente per poi sostituirlo con un impianto bisognerebbe fermarsi e riflettere se lo stesso non posso essere curato. I denti e cioè i nostri piccoli pazienti seppur molto malati hanno diritto ad essere curati e ad avere un’altra possibilità nel tentativo di allungargli la vita.

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Esiste il rigetto dell’impianto?

Chiariamo subito che il rigetto degli impianti non esiste. Questo è intuibile se si analizza la definizione di rigetto, termine col quale s’intende una reazione da parte del sistema immunitario nei confronti di un qualcosa riconosciuto come estraneo (non self). Questo può essere un organo, un tessuto come nel caso di un trapianto o un elemento inorganico come ad esempio, nel nostro caso, una vite di titanio. Gli impianti dentali sono realizzati in titanio, un metallo biologicamente inerte, cioè un materiale di cui l’organismo tollera la presenza per l’elevato grado di purezza e decontaminazione della superficie. L’organismo non riconosce questo metallo come estraneo, anzi, “vede” questa struttura come propria (Self) e quindi ci si attacca intimamente. È ciò che fanno le cellule ossee rispetto alla superficie dell’impianto dentale (osteointegrazione). Questo metallo è utilizzato in altre branche chirurgiche della medicina come l’ortopedia, la neurochirurgia e la chirurgia maxillo-facciale. Non è mai stata descritta in letteratura nessuna reazione avversa né di natura allergica né tanto meno di rigetto di protesi in titanio. Quindi il rigetto di un impianto in titanio inteso come reazione del corpo ad un “qualcosa” di estraneo non esiste. Dal rischio di rigetto deve essere distinto il rischio di perimplantite che si verifica quando tra l’impianto dentale e i tessuti circostanti vi sono dei batteri che formano tasche parodontali e logorano i vari tessuti fino a portare alla perdita dell’impianto. Questo problema è generato da due possibili fattori:
– una cattiva igiene orale del paziente con formazione di tartaro, tabagismo, trauma da occlusione;
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Grazie alla previsualizzazione è possibile sapere prima come risulterà il nuovo sorriso alla fine della riabilitazione. Infatti è possibile “provare” grazie ad un tecnica che si chiama “mock up”quello che sarà il risultato finale “indossando” sui propri denti quello che sarà il nuovo sorriso. Lo stesso potrà rimanere in bocca per un giorno dando la possiblità al paziente di andare a casa e di potersi vedere con calma e di farsi consigliare da familiari e amici. Questa prova permetterà di apportare le opportune modifiche per avere al risultato desiderato senza dover limare o alterare i propri denti evitando spiacevoli sorprese alla consegna delle faccette o delle nuove protesi. È un grossa opportunità per una scelta molto delicata nel cambiamento del proprio sorriso. È impossibile infatti immaginare di far fare questo passo al paziente come un salto nel buio. In questo percorso invece il paziente dovrà essere guidato per arrivare ad un risultato che lo soddisfi pienamente.

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