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Three Step Tecnique

L’erosione dentale è un problema molto frequente, anche tra le persone più giovani.
L’erosione dentale è causata dall’aggressione dei tessuti duri del dente (smalto e dentina) da parte di sostanze acide.
Le situazioni più frequentemente causa di erosione dentale sono le seguenti:
– persone che vomitano frequentemente, quali i pazienti che soffrono di bulimia. L’acido cloridrico prodotto nello stomaco e contenuto nel vomito è la causa dell’erosione
– persone che soffrono di reflusso gastroesofageo. Anche qui la causa è l’acido cloridrico prodotto dallo stomaco
– persone che consumano frequentemente cibi e/o bevande acide. Ad es. chi beve molta coca-cola (contiene acido citrico), chi mangia molti agrumi (soprattutto limoni, che contengono acido citrico), ecc.
Innanzitutto, una volta acclarata la causa dell’erosione sarà necessario intervenire per rimuovere la causa. Se la causa è la dieta sarà necessario eliminare o diminuire il consumo di cibi e bevande acide. Se il problema è il vomito frequente sarà necessario indirizzare il paziente ad un centro per la cura della bulimia.
Per quanto riguarda invece i danni che l’acido ha prodotto sul dente, sarà necessario restaurare lo smalto e la dentina persa e proteggere il tessuto dentario residuo.
L’approccio tradizionale prevede la ricopertura di tutti denti con corone, in maniera da proteggere i denti dall’azione degli acidi e contemporaneamente ristabilire l’estetica perduta.
Oggi questo approccio è considerato obsoleto, soprattutto perché per fare delle corone è necessario asportare della sostanza dentale sana in un dente già compromesso a causa della perdita di sostanza dentale causata dagli acidi.
Oggi grazie alla evoluzione dei materiali dentari siamo in grado di restaurare una dentatura erosa soltanto aggiungendo materiale per mezzo di tecniche adesive, senza asportare ulteriore tessuto dentario. Questa tecnica codificata dall’università di Ginevra prende il nome di “Three Step Technique”, in quanto viene effettuata in 3 step diversi. Si tratta di un approccio davvero rivoluzionario in quanto permette di ridare estetica e funzione al paziente senza arrecare alcun danno ai denti (tecnica additiva), come invece accade con la tecnica tradizionale delle corone (tecnica sottrattiva).

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THREE STEP

Esiste il rigetto dell’impianto?

Chiariamo subito che il rigetto degli impianti non esiste. Questo è intuibile se si analizza la definizione di rigetto, termine col quale s’intende una reazione da parte del sistema immunitario nei confronti di un qualcosa riconosciuto come estraneo (non self). Questo può essere un organo, un tessuto come nel caso di un trapianto o un elemento inorganico come ad esempio, nel nostro caso, una vite di titanio. Gli impianti dentali sono realizzati in titanio, un metallo biologicamente inerte, cioè un materiale di cui l’organismo tollera la presenza per l’elevato grado di purezza e decontaminazione della superficie. L’organismo non riconosce questo metallo come estraneo, anzi, “vede” questa struttura come propria (Self) e quindi ci si attacca intimamente. È ciò che fanno le cellule ossee rispetto alla superficie dell’impianto dentale (osteointegrazione). Questo metallo è utilizzato in altre branche chirurgiche della medicina come l’ortopedia, la neurochirurgia e la chirurgia maxillo-facciale. Non è mai stata descritta in letteratura nessuna reazione avversa né di natura allergica né tanto meno di rigetto di protesi in titanio. Quindi il rigetto di un impianto in titanio inteso come reazione del corpo ad un “qualcosa” di estraneo non esiste. Dal rischio di rigetto deve essere distinto il rischio di perimplantite che si verifica quando tra l’impianto dentale e i tessuti circostanti vi sono dei batteri che formano tasche parodontali e logorano i vari tessuti fino a portare alla perdita dell’impianto. Questo problema è generato da due possibili fattori:
– una cattiva igiene orale del paziente con formazione di tartaro, tabagismo, trauma da occlusione;
– una contaminazione precedente all’impianto dovuta a scarso rispetto delle norme igieniche da parte del dentista, ecco perché è bene affidarsi a professionisti seri e qualificati.

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Come sarà il mio nuovo sorriso?

Grazie alla previsualizzazione è possibile sapere prima come risulterà il nuovo sorriso alla fine della riabilitazione. Infatti è possibile “provare” grazie ad un tecnica che si chiama “mock up”quello che sarà il risultato finale “indossando” sui propri denti quello che sarà il nuovo sorriso. Lo stesso potrà rimanere in bocca per un giorno dando la possiblità al paziente di andare a casa e di potersi vedere con calma e di farsi consigliare da familiari e amici. Questa prova permetterà di apportare le opportune modifiche per avere al risultato desiderato senza dover limare o alterare i propri denti evitando spiacevoli sorprese alla consegna delle faccette o delle nuove protesi. È un grossa opportunità per una scelta molto delicata nel cambiamento del proprio sorriso. È impossibile infatti immaginare di far fare questo passo al paziente come un salto nel buio. In questo percorso invece il paziente dovrà essere guidato per arrivare ad un risultato che lo soddisfi pienamente.

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